Dogman: la fiaba, cioè il magico nero

cinema, Scritture

Il cinema più riuscito di Matteo Garrone è nero, e lavora sempre sullo spostamento. Da (intorno) i fatti di cronaca, i testi di partenza, gli immaginari. Oltre il realismo, anzi con l’urgenza di operare sempre uno scarto (geografico, temporale, di dettaglio) rispetto alla realtà, con un’anima magica, seguendo i codici del genere. Il cinema migliore di Garrone sarebbe una specie di magico nero. Che poi è la traduzione post-moderna della fiaba.

19 | Un lessico famigliare fatto di parole piene

black mirror, tv

Ci vuole una certa dose di follia per fare cose straordinarie in televisione. Ce l’hanno avuta Rai3 e Massimo Recalcati: il risultato è Lessico famigliare, quattro puntate dedicate al ruolo (ma definirlo tale sarebbe riduttivo) della madre, del padre, del figlio e della famiglia nel mondo contemporaneo. Nell’epoca della parola vuota, del relativismo assoluto delle opinioni e delle competenze, del fast (e junk) food intellettuale, si sceglie un format di pura trasmissione di pensiero, con una struttura semplicissima a metà tra la lezione e l’intervento da convegno: Recalcati in mezzo allo studio, il pubblico intorno, unica concessione televisiva uno sgabello e il vidiwall sullo sfondo. Pochi elementi di contorno (brani cinematografici, letture), una parte finale di domande (mi correggo: NON predefinite) dallo studio, ma è solo questione di punteggiatura dinamica: tutto il resto è esposizione di un paradigma teorico ed interpretativo alla realtà. Certo, Recalcati (che rispetto ad altre apparizioni televisive ha reso più naturale e stropicciata la propria immagine, a partire dall’abbigliamento) esercita una capacità non comune di rendere comprensibili questioni estremamente complesse, riduce al minimo il lessico psicoanalitico, e cita esplicitamente Lacan (un Nome del Padre che, da solo, intimorisce il profano) solo quando strettamente necessari, preferendogli riferimenti più comprensibili (da Freud a Eastwood, passando dalla Madonna). Ma  è una fucilata di puro sapere, affascinante proprio perché autorevole, conturbante proprio perché difficile, in fondo perfettamente declinabile all’esperienza quotidiana proprio perché fondato sul rigore della ricerca (e, non è un dettaglio, della pratica analitica). Per tutto questo: necessario. Folle, ed extra-ordinario.

#Cannes2018 | 14: le palme, fuori i primi, dentro i secondi

Cannes 2018, cinema, Scritture

Ci sarà tempo per riflettere su come questa edizione di Cannes funzioni da termometro del cinema internazionale. Intanto due certezze: la selezione lasciava molte perplessità e invece (senza grandi sorprese tranne, forse, l’epifania di Christophe Honoré), abbiamo avuto molti ottimi film.

#Cannes2018 | 12: Burning e Under the Silver Lake: il noir, la scrittura e le immagini

Cannes 2018, cinema, Scritture

È stupefacente come Under the Silver Lake di David Robert Mitchell e Bunrnig di Lee Chang-dong seguano le stesse traiettorie con risultati opposti. Entrambi nel solco di un noir che non può che essere post-noir (il suo spazio e tempo, classico e moderno, è saturo e finito), di un mistero che può darsi solo come assente, irrisolvibile perché privo di senso.

#Cannes2018 | 11: En guerre, cinéma social(ist)e

Cannes 2018, cinema

Con La loi de marché: il lavoro, il mercato, le leggi che li determinano, un uomo (Vincent Lindon) che rimane stritolato nell’attrito. Ma anche dopo Une vie: il distanziamento storico, il romanzo, ma ancora l’economia, la proprietà e la dissipazione. Brizé dimostra di essere un autore maturo, con una visione rigorosa della realtà e della sua messa in scena.