#Cannes2018 | 8: Nicholas (e l’orrore) Cage

Cannes 2018, cinema

Dopo il trionfo al Sundance, arriva alla Quinzaine il delirio lisergico di Panos Cosmatos e Nicholas Cage, frullato di sangue, musica e nostalgia horror.

Red è un lumberjack bolso e strascicato nei gesti e nella parola, che vive in una landa desolata delle Shadow Mountains, insieme all’adorata compagna Mandy, disegnatrice psycho hippy, una pupilla più dilatata dell’altra, sciroccata persa. La loro entrata nel film recita pressappoco così: toc toc…ecco Erik Estrada – Erik Estrada chi? – Erik Estrada dei Chips.

Sfortuna vuole che Jeremiah, guru di una setta di Jesus freaks chiamata Children of the New Dawn, si incapricci della povera Mandy e chieda l’aiuto di tre bikers satanici (le voci dicono che non si siano mai ripresi da un trip di acido confezionato da un cuoco che non li poteva sopportare…) per mettere fuori gioco Red e spassarsela con lei. Purtroppo, dopo averla drogato con qualche goccia di collirio e la puntura di una vespa in salamoia sul collo, proprio mentre Jeremiah le spiega del suo fallimento come cantante folk (avrebbe voluto essere Richard Carpenter dei The Carpenters) e del suo incontro con Dio, la sventurata Mandy si mette a ridere istericamente di fronte alle dimensioni discutibili del suo attributo: finirà bruciata viva. Di fronte agli occhi di Red, che si incazza parecchio, forgia un’ascia, e stermina bikers e settaioli. Anche grazie all’incontro fortuito con un cuoco d’acido (presumibilmente lo stesso che ha bruciato il cervello dei tre fanatici) che vive con una tigre di nome Lizzie.

Siamo nel 1983 (l’anno della morte di Karen Carpenter, l’altra dei The Carpenters), Manson e la sua Family (forse) avrebbero carburato il gore-slash degli anni ’80.

Cosmatos prende tutto. Dalle t-shirt di Mandy ai cartelli (che sono cover di dischi, di genere) è un compendio di tutto quelle che la musica e il cinema ha detto sull’orrore. C’è Hellraiser e Tobe Hooper, Un tranquillo weekend di paura e Carpenter. Se Cosmatos guarda al regista, il compianto Johann Johannsson (vate di Denis Villeneuve, a lui va l’esergo sulla sepoltura con le cuffie) pensa al musicista. Il tappeto sonoro è una coperta pesante che dirige anche la recitazione enfatica, e la fotografia. Tutto è troppo, e ci si diverte meno del previsto, perché il progetto di uno Stanger Things slayer sembra già (troppo) vecchio.

Per fortuna che Nicholas Cage, e l’idea di usarlo come meta-character di sé stesso. Red è la silloge perfetta dei suoi due ultimi ruoli sensati (Joe, di David Gordon Green, e Il cattivo tenente, di Werner Herzog) e della deriva da bancarottiere di Hollywood (Ghost Rider, per attinenza, e tutti i film brutti di Cage che abbiamo visto).

Esorbitante, eccessivo, freezato nel sorriso idiota che deve restituire al suo uso da operaio del cinema, tra Forged in fire (il talent dei forgiatori di lame per History) e Non aprite quella porta.

Nikolas Kim Coppola è l’eroe pornopop di questa edizione di Cannes.

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