#Cannes2018 | 13: la racaille

Cannes 2018, cinema

Quello che resta, lo scarto, le frattaglie.

Les filles du soleil, Eva Husson (En compétition)

Un’inviata di guerra francese si unisce alle combattenti in Kurdistan. Quoziente #metoo 10. Cinema: 0. Il carrello di Kapò può solo accompagnare. Però aiuta molto bene a capire la differenza tra pornopop e pornografia. Un collega spagnolo ha urlato: sin verguenza. E ha deto tutto.

Chuva é cantoria, na aldeja dos mortos, J. Salaviza, R. Nader Messora (Un certain regard)

Cinema indigeno. Prende il Premio Speciale della Giuria. Entrato: mai.

 The Pluto Moment, Ming Zhang, (Quinzaine des réalisateurs)

Cinema nel cinema, lunga escursione in un dipartimento cinese per ascoltare un canto funebre secolare. Il regista vorrebbe concupirle tutte: la compagna attrice, l’operatrice di macchina, forse la popolana (che ne spasima, come la produttrice). A raccontarlo sembra Boris, ma è girato benissimo. E basta.

Dogman, Matteo Garrone (En compétition)

Sta qui perché è fatto d’ossa, non perché si scarta. Scarta molto (e meno male) da Il racconto dei racconti, torna a L’imbalsamatore ePrimo amore. Un film molto bello, che aspettavo bellissimo. Forse la sua forza è proprio nello scarto tra due livelli di racconto: quello che il canarofece alla polizia (che era un delirio di violenza e sadismo) e quello della realtà. Garrone gioca su questo ridimensionamento dell’immaginario, e delle attese, e intuisce la poesia della banalità della banalità. Prima del male. Ma ne riparleremo.

Capharnaüm, Nadine Labaki (En compétition)

Un bambino cita in giudizio i genitori perché l’hanno messo al mondo. In mano a tutti i registi che stanno fuori da questa racaille poteva diventare un film, con l’occhio della Labaki è una cosa che andrà sicuramente a premio, ma che non vale neanche la fatica di smontare. Parafrasando l’affiche di un ristorante di Cannes: Si vous aimez le cinéma de merde surtout ne venez pas ici! Se vi piace Capharnaüm non leggete più questo blog.

Un couteau dans le coeur, Yann Gonzalez (En compétition)

Ci sono De Palma, Dario Argento e Vanessa Paradis. È una barzelletta? Sì.

Aika, Sergey Dvorstevoy (En compétition)

Ci piace pensare che questa selezione abbia dietro un disegno (folle), talmente forte da privilegiare le rime trasversali alle parole: cioè che giochi a far vedere come la stessa cosa può essere raccontata in tanti modi. Bene e male. E sarebbero Under the Silver Lake e Burning, Shopfilters e Lazzaro felice. Oppure male e male. E allora sarebbero Capharnaüme Aika. Tornano gli stessi temi: maternità in povertà, documenti, violenza. Anche le (micro)soluzioni narrative: spremuta mammellare, vendita del figlio, contratto con l’affittuario cattivo. E quello (macro) del ricatto. Allo spettatore: raccontare cose importantissime, a Cannes, senza nessun interesse filmico.

 

 

 

 

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