Dogman: la fiaba, cioè il magico nero

cinema, Scritture

Il cinema più riuscito di Matteo Garrone è nero, e lavora sempre sullo spostamento. Da (intorno) i fatti di cronaca, i testi di partenza, gli immaginari. Oltre il realismo, anzi con l’urgenza di operare sempre uno scarto (geografico, temporale, di dettaglio) rispetto alla realtà, con un’anima magica, seguendo i codici del genere. Il cinema migliore di Garrone sarebbe una specie di magico nero. Che poi è la traduzione post-moderna della fiaba.

#Cannes2018 | 14: le palme, fuori i primi, dentro i secondi

Cannes 2018, cinema, Scritture

Ci sarà tempo per riflettere su come questa edizione di Cannes funzioni da termometro del cinema internazionale. Intanto due certezze: la selezione lasciava molte perplessità e invece (senza grandi sorprese tranne, forse, l’epifania di Christophe Honoré), abbiamo avuto molti ottimi film.

#Cannes2018 | 12: Burning e Under the Silver Lake: il noir, la scrittura e le immagini

Cannes 2018, cinema, Scritture

È stupefacente come Under the Silver Lake di David Robert Mitchell e Bunrnig di Lee Chang-dong seguano le stesse traiettorie con risultati opposti. Entrambi nel solco di un noir che non può che essere post-noir (il suo spazio e tempo, classico e moderno, è saturo e finito), di un mistero che può darsi solo come assente, irrisolvibile perché privo di senso.

#Cannes2018|4: Leto, forse (ma solo forse) un film pornopop

Cannes 2018, cinema, Scritture

Leto (L’estate) accende una luce (in bianco e nero) su un micro-cosmo inconnu fuori dai confini russi e da quelli dei feticisti del genere: la scena rock-new wave di Leningrado agli inizi degli anni ’80, tutta stretta tra sale d’incisione improvvisate, case ingombre di bicchieri, dischi, cover di dischi occidentali ricopiate a matita, e il Leningrad Rock Club, l’unica istituzione autorizzata dal potere a tenere concerti (sempre a patto che il pubblico, rigorosamente seduto, non si muova a tempo in modo troppo sfacciato).