25 | Sono fati tuoi

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Uno spettro si aggira per i palinsesti di Sky Atlantic: è Raz & The Tribe, docu-reality che racconta l’incontro di Raz Degan con le tribù, con quelli che sono rimasti purissimi perché hanno deciso che “no bono scarpe strette, saponette, treni e tassì”, come cantavano Nilla Pizzi, Renzo Arbore e anche Christian DeSica.

23 | (tv) sliding doors

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Si chiamano porte girevoli, naturali avvicendamenti, spoils system quando riguardano i ruoli dirigenziali e sono funzione di un cambiamento dell’orientamento politico, cambi di casacca quando alludono a un tradimento “dal basso” (cioè del personaggio verso la rete) di respiro calcistico: sono il calciomercato dei volti e dei conduttori in previsione della riapertura autunnale dei palinsesti (che a dirla tutta non sembrano proprio entusiasmanti, più da una parte che dall’altra).

19 | Un lessico famigliare fatto di parole piene

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Ci vuole una certa dose di follia per fare cose straordinarie in televisione. Ce l’hanno avuta Rai3 e Massimo Recalcati: il risultato è Lessico famigliare, quattro puntate dedicate al ruolo (ma definirlo tale sarebbe riduttivo) della madre, del padre, del figlio e della famiglia nel mondo contemporaneo. Nell’epoca della parola vuota, del relativismo assoluto delle opinioni e delle competenze, del fast (e junk) food intellettuale, si sceglie un format di pura trasmissione di pensiero, con una struttura semplicissima a metà tra la lezione e l’intervento da convegno: Recalcati in mezzo allo studio, il pubblico intorno, unica concessione televisiva uno sgabello e il vidiwall sullo sfondo. Pochi elementi di contorno (brani cinematografici, letture), una parte finale di domande (mi correggo: NON predefinite) dallo studio, ma è solo questione di punteggiatura dinamica: tutto il resto è esposizione di un paradigma teorico ed interpretativo alla realtà. Certo, Recalcati (che rispetto ad altre apparizioni televisive ha reso più naturale e stropicciata la propria immagine, a partire dall’abbigliamento) esercita una capacità non comune di rendere comprensibili questioni estremamente complesse, riduce al minimo il lessico psicoanalitico, e cita esplicitamente Lacan (un Nome del Padre che, da solo, intimorisce il profano) solo quando strettamente necessari, preferendogli riferimenti più comprensibili (da Freud a Eastwood, passando dalla Madonna). Ma  è una fucilata di puro sapere, affascinante proprio perché autorevole, conturbante proprio perché difficile, in fondo perfettamente declinabile all’esperienza quotidiana proprio perché fondato sul rigore della ricerca (e, non è un dettaglio, della pratica analitica). Per tutto questo: necessario. Folle, ed extra-ordinario.

#Cannes2018 | 3: Pajaros de Verano, dalla realtà, alla Storia, alle storie

Cannes 2018, cinema, tv

L’attacco è da cinema del reale, quasi antropologico, ma con un look curatissimo, quasi leccato. Il regista, qui insieme alla sua produttrice storica, Cristina Gallego, è Ciro Guerra, già visto alla Quinzaine (e candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero) con El abrazo de la serpiente, che raccontava l’incontro tra uno sciamano amazzonico e due scienziati alla ricerca di una pianta miracolosa. E il direttore della fotografia è ancora David Gallego, uno che sembra più interessato a Sergio Leone che al cinema documentario.

17 | La grande Sorella

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L’idea di riconsegnare Il grande fratello nella sua versione originale, non-VIP, a Barbara-Nostra Signora degli Ascolti Mediaset-D’Urso, ha una sua onestà di fondo: Carmelita ha condotto le edizioni del successo (dopo le velleità psico-sociali della Bignardi), ma soprattutto da sempre garantisce le operazioni di sostegno e discorso nel day time.